Migranti, storica sentenza: “Libia non è Paese sicuro”. Condannate autorità italiane

I Ministeri della Difesa, dei Trasporti, la Presidenza del Consiglio, sono stati condannati in solido al risarcimento dei danni in favore di cinque ricorrenti che, nel 2018, furono ricondotti in Libia dalla nave mercantile italiana “Asso 29”. Questa l’ultima storica sentenza emessa in materia di migranti dal Tribunale Civile di Roma.

IL CASO. Il 2 luglio 2018 il mercantile Asso 29, coordinato dalla nave militare italiana Duilio, era “intervenuto in soccorso di una motovedetta libica in avaria che aveva da poco intercettato un’imbarcazione con circa 150 persone a bordo. Sotto il coordinamento italiano e libico, la Asso 29 aveva ricondotto le 150 persone a Tripoli, dove erano state detenute e torturate nei centri di detenzione di Tarik Al Sikka, Zintan, Tarik Al Matar, Gharyan. Cinque persone sopravvissute, tra cui un bambino che aveva due anni all’epoca dei fatti, nel 2021 hanno agito in giudizio chiedendo il risarcimento del danno subito a seguito della condotta delle autorità italiane e del capitano della nave” ricorda Asgi (Associazione per gi studi giuridici sull’immigrazione” in un lungo e ricco comunicato stampa. La Asso 29 avrebbe dovuto “condurre i migranti in Italia, non in Libia”. Come affermato anche da altre corti, la Libia non è infatti un luogo sicuro in cui può concludersi un’operazione di ricerca e soccorso si legge ancora nella sentenza che, oltre alle autorità italiane, ha condannato in solido il Capitano della Asso 29 e la società armatrice Augusta Offshore. Ad ognuno dei ricorrenti ora spettano 15mila euro. “I Tribunali continuano a ripeterlo: le politiche di esternalizzazione con cui si bloccano o respingono le persone in paesi insicuri come la Libia, ma anche la Tunisia, comportano gravissime violazioni dei diritti fondamentali, di cui l’Italia è responsabile” commenta ancora Asgi.

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